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No all’accanimento intensivo

Ci rallegriamo della crescente sensibilità verso le condizioni degli animali (anche se curiosamente variabile fra un pollo stabulato in spazi ridotti e una capra eviscerata viva dal grande predatore). Malgrado ciò, il Partito Comunista non condivide l’iniziativa “contro l’allevamento intensivo” ed invita a bocciarla.

Questa iniziativa rappresenta l’ennesimo attacco volto esclusivamente alle lavoratrici e i lavoratori del primario, senza individuare le dinamiche di mercato che spingono un allevamento alla sua intensificazione: quasi come se un’agricoltore/trice scegliesse, di sua spontanea volontà, di intensificare il suo allevamento, di inquinare le acque o di spargere pesticidi.

Fintanto che una grande distribuzione (quella a cui la popolazione attinge quotidianamente per acquistare alimenti) non pagherà dei prezzi corretti e continuerà a gettare aziendalisticamente la produzione locale in concorrenza con prezzi esteri, minori, ci saranno sempre sia acque inquinate, che pesticidi, che allevamenti volti all’intensività.

Troppo facile denunciare gli effetti senza contemplare le cause, accollando le colpe solamente alla parte minore dell’intera filiera: la si smetta di bistrattare le agricoltrici e gli agricoltori, un’assoluta minoranza fra le poche che ancora operano per rispondere ai bisogni reali, biologici, della nostra società!

Non chiediamo una convergenza di visioni strategiche, ma un civile e doveroso rispetto verso il faticoso lavoro di queste persone.

Premesso ciò – oltre alla destabilizzazione dell’approvvigionamento nazionale, il conseguente aumento dei prezzi delle derrate e l’ulteriore erosione del potere d’acquisto di consumatrici/tori – il Partito Comunista rimprovera la mancanza di una prospettiva globale e sistemica, in cui queste iniziative dovrebbero iscriversi.

Coloro che continuano a fomentare il divario (già troppo ampio) fra produttrici/tori e consumatrici/tori non favoriscono una transizione ecologica ma la mettono a repentaglio a discapito di un cammino condiviso in modo reciproco. Il solo capace di sortire un sistema d’approvvigionamento sostenibile e duraturo nel tempo.

Ricordiamo infatti – e lo facciamo con entusiasmo – che nel 2021 il popolo ticinese ha accettato l’introduzione della sovranità alimentare nella Costituzione Cantonale:

Art. 14 cpv. 1 lett. n): Il Cantone provvede affinché sia rispettato il principio della sovranità alimentare in quanto ad accessibilità agli alimenti per una dieta variata, alla destinazione d’uso sostenibile del territorio e al diritto dei cittadini di poter decidere del proprio sistema alimentare e produttivo.

Numerose, creative iniziative stanno già prendendo piede in Ticino: distributori automatici spuntati come funghi durante la pandemia, piattaforme di vendita diretta diffuse negli ultimi anni, pionieristici gruppi di acquisto, progetti di CSA (Community Supported Agriculture), piccoli ristori di attrazioni turistiche che distribuiscono prodotti limitrofi, ecc.

Le condizioni degli animali, i diritti di lavoratrici/tori, il potere d’acquisto di consumatrici/tori, la correttezza dell’alimentazione e la salvaguardia dell’ambiente passino da questo canale unitario, non punitivo e decisamente più lungimirante.

Il Partito Comunista – coerente con le proprie radici di Partito Operaio e Contadino Ticinese e riguardoso verso le posizioni delle associazioni di settore come i Giovani Contadini Ticinesi – invita dunque a bocciare l’iniziativa del 25 settembre.

Niki Paltenghi

Niki Paltenghi, nato nel 1997, ha studiato grafica all'Ecole cantonale d'art de Lausanne (ECAL). Collaboratore della redazione di #politicanuova, milita nella Gioventù Comunista.