Il ministro tedesco della difesa uscente – e forse futuro – Boris Pistorius (SPD) ha sottolineato di fronte a una sala gremita che si tratta di “decisioni di importanza storica”. Stiamo affrontando “una delle più grandi, se non la più grande, sfida politica alla sicurezza nella storia del nostro Paese”, ha affermato il socialdemocratico. Sembra di essere tornati al 1914, quando il Partito Socialdemocratico (SPD) tedesco votò appunto i crediti di guerra, mandando a morte milioni di proletari che diceva fino al giorno prima di voler difendere. “Chiunque esiti oggi, chi non abbia coraggio oggi, chi pensi che potremo permetterci questo dibattito per mesi a venire, sta negando la realtà”. La pace in Europa sarebbe in pericolo e la Germania avrebbe il “compito di leadership” di difendere questa “Europa libera e democratica”, ha affermato il leader della SPD Lars Klingbeil. Ci mancava poco che esclamasse “Deutschland über alles”… Anche il probabile futuro cancelliere federale si illude nel vedere nella Repubblica Federale Tedesca il ruolo di potenza egemone emergente: “La nostra decisione odierna non determinerà solo le nostre capacità di difesa nei prossimi anni, ma forse anche nei prossimi decenni”, ha annunciato Merz. E i Verdi, un tempo partito anti-militarista, non sono da meno, anzi sembrano a tratti proprio i più forsennatamente guerrafondai, a dimostrazione della natura opportunista di questa formazione politica.

E la Linke?..
Il deputato della Linke, Sören Pellmann, critica la SPD e i Verdi, siccome accetterebbero con favore questo “oltraggioso gigantesco riarmo” per “soddisfare i loro desideri” e così facendo “tradirebbero i loro vecchi ideali”. La narrazione di una minaccia imminente è per lui una “cortina fumogena”. Tuttavia, nonostante i deputati della Linke votino contro il riarmo tedesco, non sono disposti ad utilizzare ogni strumento a loro disposizione. Infatti ci sarebbe l’opzione di convocare il nuovo parlamento eletto, che avrebbe i numeri per poter frenare questa deriva guerrafondaia. La Linke però si nasconde dietro a motivazioni fumose poiché questo significherebbe votare insieme ad Alternative für Deutschland (AfD) e condurre questa battaglia insieme a loro. Il partito di Sahra Wagenknecht li ha accusati di non fare abbastanza per evitare la sconfitta, spronandoli anche sui social a cercare di utilizzare anche questa opportunità. Anche AfD spinge in questa direzione. La Linke, però, probabilmente per una sterile opposizione alla destra nazionalista, rifiuta ogni tentativo di percorrere questa strada, condannando la Germania alla militarizzazione. Nel frattempo, il partito della sinistra patriottica BSW guidato dalla carismatica Sahra Wagenknecht ha provocato scalpore nell’aula con una protesta parlamentare. Dopo il discorso della stessa Wagenknecht, i membri del BSW hanno esposto cartelli con la scritta “1914 come 2025: NO ai crediti di guerra!”.

La resistenza popolare c’è ma fatica ad emergere
La resistenza ha cominciato a crescere davanti al Parlamento nelle prime ore del mattino. Diverse centinaia di partecipanti hanno manifestato contro un “assegno in bianco per i militari”. Un relatore dell’International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW) si è lamentato del fatto che “tutti i settori della società sono orientati verso la guerra”. Il cosiddetto pacchetto infrastrutturale mira a costruire “strade e ponti per i carri armati”, e persino gli ospedali vengono preparati per la guerra, ha detto il relatore. Anche nelle università si sta verificando un “coordinamento” nell’ambito di una “ristrutturazione reazionaria e militarista”, ha aggiunto un portavoce del Coordinamento per la pace (FRIKO) di Berlino, riferendosi anche alla repressione contro il movimento studentesco solidale con il popolo palestinese. Tuttavia la resistenza fa ancora fatica a organizzarsi e a diventare un fenomeno di massa: la propaganda asfissiante da parte dei media e l’indottrinamento nelle scuole è talmente pervasivo che lo sciopero dei liceali ha portato in piazza poche decine di dimostranti. Il bilancio delle mobilitazioni – afferma anche il quotidiano progressista “JungeWelt” – è finora piuttosto deludente. Nonostante ciò, però, c’è un humus di malcontento diffuso nel Paese, che deve solo dotarsi di un’avanguardia che lo guidi verso uno sbocco politico. In questo senso i sindacati devono orientarsi ad aggregare operai e studenti contro il piano di riarmo: saranno infatti giovani e lavoratori a subire la guerra che le élite europeiste stanno preparando.

I comunisti tedeschi contro la coscrizione obbligatoria
Il Partito Comunista Tedesco (DKP) – con l’aiuto della propria branca giovanile, la Gioventù Socialista Operaia Tedesca (SDAJ) – sta organizzando una campagna non solo per la pace con la Russia, ma anche contro la reintroduzione della leva obbligatoria: l’arruolamento forzato nell’esercito dei 18enni serve infatti a indottrinare le nuove generazioni a favore dell’imperialismo tedesco e nel contempo ad avere un esercito di massa da mandare contro quello russo, a costo di milioni di morti ma garantendo nel contempo lauti profitti all’industria bellica che la NATO ha foraggiato negli ultimi tre anni. I comunisti tedeschi guidati da Patrick Köbele si scontrano però con nuove leggi volte a militarizzare l’insegnamento e che diminuiscono gli spazi democratici nelle scuole, arrivando ad allontanare quei docenti che si rifiutano di indottrinare i loro allievi alle nuove esigenze militari del governo