Genio, fantasia, follia, eccesso. Diego Armando Maradona è stato tutto questo e molto di più. Il più grande calciatore di ogni tempo perché il solo non a dominare magistralmente la tecnica, ma a violarne in maniera semplice e al contempo furiosamente incredibile ogni regola. Prendeva la palla e – calciandola in un modo che poteva sembrare a volte strano, sghembo, impreciso – inventava lanci, traiettorie, parabole del tutto inimmaginabili. Chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare, sa che l’emozione del suo “bailar futbol” ha portato tutti, tifosi delle squadre in cui ha militato e suoi avversari, a trattenere almeno una volta per qualche secondo il respiro di fronte alla bellezza delle sue giocate, quasi sempre imprevedibili, spesso eccelse e sublimi.
Tuttavia Diego Armando Maradona è stato molto di più, un uomo capace di vivere il suo tempo, scegliendo di schierarsi sempre a favore degli ultimi, contro le ingiustizie e per l’uguaglianza. Nato povero in una marginale periferia a sud di Buenos Aires, ai tempi della dittatura di Arturo Frondizi che con la complicità statunitense aveva liquidato il governo peronista e spalancato le porte dell’Argentina all’aggressione del Fondo Monetario Internazione e della Banca Mondiale, che hanno trasformato in poco tempo quel paese da creditore sui mercati internazionali a debitore, Maradona non ha mai dimenticato, non occorre essere intellettuali per farlo, che nel mondo la politica determina la vita delle persone e può garantire pane, scuola, salute, lavoro, oppure negarli. Maradona è stato così, senza alcun dubbio, anche un campione dell’anti-imperialismo, amico di Fidel e Raul Castro, di Hugo Chavez e Nicolas Maduro, solidale con il loro impegno per un’America Latina emancipata dalla cappa del necolonialismo a stelle e strisce. Maradona ha anche espresso parole di stima per Cina e Russia, nazioni decise a costruire relazioni internazionali rispettose e non piegate all’egemonia della finanza speculativa che predilige e preferisce gli utili delle multinazionali ai diritti dei lavoratori.
Ovviamente gli intellettuali cantori del liberal-liberismo di ogni angolo del pianeta, ma particolarmente italiani, non han potuto fare a meno di scribacchiare qualche commento più o meno sincero e più o meno commosso nei riguardi di Maradona, ma l’operazione da loro condotta e del tutto impropria ha avuto come obiettivo quello di far passare il campione per un ribelle un po’ esagerato e squinternato. Ecco allora Roberto Saviano che scrive: “Anche la sua infatuazione per i dittatori marxisti faceva parte del suo, come definirlo?, delirio ribellistico.” Infatuazione? Dittatori? Delirio? Premesso che definire i fratelli Castro e Hugo Chavez dei dittatori sia ridicolo, quella di Maradona è sempre stata una scelta politica chiara e consapevole, non una puerile e superficiale infatuazione e ancor meno un gesto delirante o ribellistico. Ancora più divertente sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo che ha la pretesa, bontà sua, di volerci spiegare “come era davvero” Maradona: “È stato definito un ribelle contro ogni potere; ma no, dal potere Maradona era attratto.”
Iniziano poi una serie di esempi ridicoli, ma prima di analizzarli occorre una premessa, ribellarsi contro un potere, significa avere chiara l’idea della necessità di un potere ad esso alternativo. Neppure il più confuso degli anarchici crede possibile ribellarsi contro tutto sempre, perché ambisce a una società collettiva e comunitaria, contro la quale evidentemente non si ribellerebbe. Il ribellismo scriteriato, spesso associato a forme di giovanilismo, è un’idea demenziale e potrebbe essere praticato solo da dei cretini. Maradona, che cretino non era, infatti ha sempre avuto simpatie chiare, che per Cazzullo, sono il simbolo non della chiarezza del suo agire, ma la prova della colpa della sua attrazione per il potere. Ecco le colpe: peronista, sebbene qualsiasi argentino di destra o di sinistra che rifiuti la sudditanza e la subalternità agli ordini di Washington sia peronista, come lo stesso attuale pontefice, quindi viene bollato come lottatore contro quel retaggio coloniale che tiene in mano inglese le Malvinas e ammiratore di Vladimir Putin. Alla fine Cazzullo, che per brevità non cita i Castro, Maduro e Chavez, gli regala un buffetto: “a uno come Diego non si chiedeva coerenza”, insomma per l’editorialista del quotidiano milanese, che si chiude tutti e due gli occhi per non vedere la realtà di un Maradona antimperialista, non resta che etichettarlo come un povero incoerente.
Si potrebbe continuare con mille altri esempi, tutti ugualmente ridicoli, tuttavia non si possono cancellare i fatti. Maradona ha vissuto in modo certo appassionato ed esagerato, ma ha sempre avuto le idee chiare, si è schierato per tutta la vita dalla parte degli ultimi e della loro lotta per i diritti, ha creduto nella bandiera rossa.